Uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università̀ di Milano, e recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, rappresenta un punto di svolta nel monitoraggio della salute del Lago di Garda. A renderlo noto, nella giornata di ieri, è stato il WWF Bergamo Brescia, tramite la propria Pagina Facebook.
Lo studio ha preso in esame oltre 150 esemplari di specie fondamentali per l ‘ecosistema e l’economia locale quali persico reale, coregone e alborella, quasi l’80 % dei pesci analizzati presentava nei propri tessuti con una media di 5-10 frammenti di plastica per ogni singolo pesce provenienti con ogni probabilità dal materiale disperso lungo le sponde che nel tempo si disgrega in microparticelle e dal contenuto inquinante presente nei reflui civili non depurati che quotidianamente finiscono a lago.
«Questa ricerca è particolarmente rilevante perché conferma che le microplastiche non si fermano all’apparato digerente (da dove potrebbero essere rimosse durante la pulizia del pesce), ma migrano nei tessuti muscolari, entrando potenzialmente nella catena alimentare umana», commenta Andrea Spiller, consigliere comunale del M5S, che ha inviato una nota stampa insieme al gruppo “L’Altra Desenzano”.
«Questi risultati, non certo nuovi per chi segue da tempo l’argomento, rappresentano tuttavia una conferma autorevole di quanto grave e compromesso sia lo stato di salute delle acque del nostro lago, e di quanto sia rilevante e impattante il ruolo delle decine e decine di scarichi a lago presenti lungo le nostre coste che ogni giorno riversano quantità ingenti di acqua più o meno contaminata da reflui fognari che per vari motivi non vanno a depurazione», va avanti il consigliere di minoranza.
«Come abbiamo infatti più volte sottolineato, anche durante la presentazione dei risultati dell’ultimo campionamento che abbiamo svolto nel 2025 su 25 punti di scarico lungo tutta la costa bresciana del Lago di Garda, non sono solamente gli inquinanti di origine umana contenuti tipicamente nei reflui fognari a dover preoccupare (tipicamente Escherichia Coli ed Enterococchi intestinali), questi infatti hanno vita breve in lago aperto e si diluiscono facilmente in poco tempo, bensì tutte quelle sostanze e materiali che tipicamente possono finire negli scarichi delle nostre abitazioni che invece non si biodegradano, nemmeno dopo anni, quali per esempio sostanze chimiche, detergenti, farmaci, rifiuti solidi, plastiche e appunto microplastiche», prosegue ancora Spiller.
«Materiali e sostanze che dovrebbero tassativamente essere trattate in appositi impianti di depurazione, ma che invece finiscono spesso a lago. L’impatto che questi elementi hanno sull’ecosistema e sulla fauna lacustre è ad oggi incalcolabile, ma le evidenze che periodicamente emergono da studi specifici e mirati ci fanno capire come gli effetti siano già oggi presenti, molto più di quanto si pensi», dichiara ulteriormente.
«Alla luce di queste sempre più frequenti evidenze risulta quanto mai indispensabile un cambio di passo sul fronte della corretta gestione delle reti fognarie dei vari Comuni che si affacciano a lago, ancora oggi troppo inefficienti e che spesso finiscono per mandare a lago quanto non riescono a portare a depurazione», conclude il consigliere Spiller.






