Il progetto dell’incubatoio previsto nell’area del Lavagnone, al confine tra Desenzano e Lonato, ha superato anche l’ultimo passaggio autorizzativo e si avvia verso la realizzazione. Ma proprio la vicinanza al sito archeologico, inserito dal 2011 nel patrimonio mondiale dell’Unesco, continua ad alimentare le polemiche.
L’impianto dovrebbe sorgere a circa 120 metri dal sito palafitticolo. Il progetto prevede un edificio di 6.278 metri quadrati, articolato su due piani e con un’altezza di nove metri. La struttura sarà destinata all’incubazione di 150mila uova alla settimana, con una produzione media indicata in 21.428 pulcini al giorno.
Sul piano autorizzativo, il percorso è ormai arrivato alla conclusione. Dopo i pareri favorevoli di Arpa e Ats, è arrivato anche quello della Soprintendenza, che non ha quindi posto ostacoli alla realizzazione dell’intervento. Il permesso di costruire del Comune risale inoltre a circa un anno fa.
La questione è legata anche alle caratteristiche urbanistiche dell’area. L’attuale Pgt consente infatti di realizzare sui terreni agricoli una determinata volumetria in rapporto alla superficie disponibile, destinata a strutture come piccoli pollai o ricoveri per attrezzi.
Secondo quanto spiegato dall’assessore alla Cultura Pietro Avanzi, la possibilità di sommare le cubature relative a terreni di ampia estensione avrebbe consentito di concentrare la volumetria necessaria in prossimità del Lavagnone.
«Purtroppo abbiamo ereditato un Pgt che ha permesso tutto questo», ha dichiarato Avanzi, spiegando di aver verificato più volte la documentazione. L’assessore ha inoltre espresso forte perplessità sulla possibilità di intervenire ora, considerato il parere favorevole della Soprintendenza e l’iter già concluso.
Il caso ha acceso anche il confronto politico. Il consigliere del Partito Democratico Stefano Terzi contesta all’Amministrazione di non aver modificato lo strumento urbanistico negli anni precedenti e sostiene che sarebbe stato possibile intervenire prima per orientare diversamente le trasformazioni dell’area.
Nel frattempo, la protesta non riguarda soltanto la politica. Cittadini di Desenzano e Lonato stanno raccogliendo firme per chiedere di fermare l’incubatoio e starebbero valutando, con il supporto di avvocati ed esperti, anche la possibilità di intraprendere iniziative sul piano legale.
A rendere particolarmente sensibile la vicenda è proprio il rapporto con il Lavagnone. Negli ultimi anni, infatti, l’area è stata interessata da interventi finalizzati alla sua valorizzazione, dalle ciclabili all’infopoint, passando per le visite guidate agli scavi e la copertura dell’area archeologica. Un insieme di iniziative pensate per rendere maggiormente fruibile un sito che ha restituito reperti di eccezionale interesse.
Il progetto dell’incubatoio si inserisce in un territorio sul quale i due Comuni hanno investito per costruire un percorso di valorizzazione culturale e turistica. Ed è proprio questa trasformazione dell’area a essere ora al centro del confronto tra istituzioni, opposizione e cittadini.
Secondo quanto riportato nel materiale relativo al progetto, la zona di rispetto prevista dalla normativa sarebbe soltanto sfiorata dall’intervento.
I pareri degli enti competenti sono favorevoli e il procedimento amministrativo è arrivato a un punto nel quale, secondo quanto riferito dall’Amministrazione, gli spazi per opporsi alla costruzione risultano ormai molto limitati.
Resta invece aperta la contestazione sul piano politico e territoriale, con i cittadini dei due Comuni che continuano a mobilitarsi contro la realizzazione dell’impianto a ridosso del sito archeologico.






