Montichiari - Lun 05 Ottobre 2026

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Montichiari, al passo Poia nasce “Danse Escalade”: 280 metri di arrampicata nel cuore dell’Adamello

Sarah Haase, insieme ad Alessandro Sesana e Mattia Tamborino, ha aperto una nuova linea di sette tiri tra Val Adamé e Val Salarno. «Una parete mai salita prima, immaginata e poi costruita»

Tempo di lettura: 2 minuti

Nasce Danse Escalade, la nuova linea di arrampicata aperta ad agosto al passo Poia da Sarah Haase di Montichiari, insieme agli amici Alessandro Sesana e Mattia Tamborino. Lo riporta BresciaOggi.

La parete si trova in un settore ancora selvaggio dell’Adamello, al confine tra la Val Adamé e la Val Salarno, non lontano dal celebre Sentiero Uno. La nuova via misura 280 metri, è articolata in sette tiri e raggiunge una difficoltà massima di 6c+.

Haase aveva già individuato quella parete durante le sue ricerche sulle guide dedicate all’arrampicata nell’Adamello. La zona, racconta, era rimasta particolarmente impressa proprio perché nelle vicinanze passa il Sentiero Uno, ma sulla roccia non risultava alcuna via.

Il primo tentativo è arrivato ad agosto. Una volta raggiunta la parete, i tre hanno iniziato la salita e sono riusciti a completare i primi tre tiri. Poi, nel pomeriggio, il maltempo ha imposto lo stop.

«Verso le tre e mezza è arrivato un temporale che ci ha costretto a rinunciare», racconta Haase. La squadra è tornata sul posto due settimane più tardi e questa volta è riuscita a completare l’itinerario fino alla cima.

La salita attraversa una parete dalla conformazione varia, alternando placche di aderenza, diedri e fessure modellate dall’acqua, fino alla placca che conduce alla sommità. Una successione di passaggi che ha contribuito anche alla scelta del nome.

«Arrivati quasi alla meta ci è venuto in mente il nome Danse Escalade – spiega la scalatrice –. È un omaggio al movimento francese nato negli anni Ottanta e agli scalatori di quel periodo: allora si prediligeva il movimento della scalata piuttosto che il grado». Durante la salita, aggiunge, la sensazione era proprio quella di una danza, con continui movimenti alternati tra mani e piedi.

La scelta del luogo, invece, nasce dal rapporto di Haase con questa parte dell’Adamello.

«Ho scelto questa via perché la zona mi piace e d’estate ci vado spesso». La scoperta della parete è avvenuta quasi casualmente, sfogliando le guide di arrampicata della zona. «Mi ha fatto strano che non ci fosse mai stata una via in quel luogo ed esserci riuscita ci ha fatto davvero piacere».

Dietro l’apertura di una nuova linea c’è anche un lavoro che va oltre la semplice salita. Per chi pratica questo tipo di arrampicata significa confrontarsi con una parete ancora inesplorata, studiarne le caratteristiche e individuare una possibile traiettoria prima ancora di sapere se quella linea potrà effettivamente essere percorsa.

«Aprire una via, dal lato tecnico, significa scalare una roccia dove mai nessuno l’aveva fatto prima – racconta Haase –. Dal lato romantico, è andare verso l’ignoto: prima si studia la parete e nella tua testa immagini già una linea, poi provi a salire e trovi mille incognite e variabili».

Un processo che la giovane scalatrice paragona alla realizzazione di un’opera d’arte: «È come essere un artista che dipinge: hai una tela bianca e realizzi la tua linea dopo averla immaginata».

Anche la modalità con cui vengono affrontate le diverse sezioni della parete cambia in base alla roccia. Dove sono presenti fessure è possibile utilizzare protezioni rimovibili, lasciando la parete il più possibile intatta. In altri punti si ricorre invece al trapano per installare ancoraggi destinati a rimanere a disposizione di chi, in futuro, vorrà ripercorrere la linea.

Con Danse Escalade, Haase, Sesana e Tamborino aggiungono un nuovo itinerario a un settore dell’Adamello che conserva ancora ampi spazi di roccia non esplorati, trasformando una parete individuata quasi per caso in una salita pensata per valorizzarne le caratteristiche naturali.

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