Il blocco dei veicoli diesel Euro 5 non scatterà questo 1° ottobre 2026 in Veneto. Il Consiglio regionale ha approvato il rinvio di un anno delle limitazioni alla circolazione, spostando il termine al 1° ottobre 2027.
L’applicazione del provvedimento sarà comunque subordinata all’introduzione di misure compensative capaci di garantire una riduzione delle emissioni coerente con gli obblighi europei.
La decisione è arrivata con 32 voti favorevoli, 2 contrari e 11 astensioni. Il rinvio interessa una platea significativa di automobilisti: secondo i dati ACI, in Veneto circolano circa 325mila veicoli diesel Euro 5, su un totale di 3,3 milioni di automobili. Nei soli Comuni con più di 100mila abitanti (Venezia, Padova, Verona e Vicenza) i mezzi che potranno continuare a circolare senza il blocco inizialmente previsto sono circa 37mila.
Le limitazioni avrebbero riguardato i veicoli diesel Euro 5 nei centri urbani interessati dal provvedimento, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di polveri sottili e biossido di azoto.
La Regione ha motivato la scelta di rinviare il blocco anche con le possibili ricadute economiche su famiglie e imprese, soprattutto per chi utilizza l’automobile ogni giorno per motivi di lavoro, assistenza familiare o attività professionale.
Il presidente del Veneto, Alberto Stefani, ha difeso la decisione sostenendo la necessità di conciliare tutela ambientale e sostenibilità sociale.
«La transizione ecologica non può essere pagata dai cittadini», ha dichiarato, sottolineando che l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria deve essere perseguito attraverso interventi concreti e non soltanto mediante nuove restrizioni alla mobilità.
Il rinvio, tuttavia, non equivale alla cancellazione definitiva del blocco. La Regione dovrà mettere a punto un sistema di interventi alternativi per compensare le emissioni che non saranno ridotte attraverso il divieto di circolazione.
Tra le misure indicate figura l’estensione del divieto di utilizzo degli impianti di riscaldamento a biomassa nelle giornate contraddistinte da allerta arancione o rossa per il superamento dei limiti di Pm10.
Un secondo fronte riguarda gli spostamenti: nei giorni di allarme inquinamento, stimati in circa venti all’anno, è previsto lo smart working obbligatorio per i dipendenti degli enti pubblici, fatta eccezione per il personale impegnato in servizi essenziali non remotizzabili.
La terza ipotesi riguarda il lavaggio delle strade durante il periodo invernale, soprattutto in assenza di piogge. La Regione sta valutando la possibilità di riconoscere contributi economici ai Comuni per sostenere i costi di queste operazioni, considerate uno strumento per intervenire sulla presenza di polveri al suolo.
Accanto alle misure di contenimento, la Giunta regionale sta inoltre studiando nuovi incentivi per favorire il passaggio a veicoli meno inquinanti senza imporre necessariamente l’acquisto di un’automobile nuova. Tra le proposte c’è un bando da 3 milioni di euro destinato alla trasformazione dei diesel Euro 5 in sistemi dual-fuel, alimentati da una combinazione di gasolio e gas.
Il pacchetto potrebbe comprendere anche l’estensione dei bandi per il rinnovo delle flotte aziendali. A partire dall’ottobre 2027 è inoltre prevista l’introduzione del sistema «Move-in», già adottato in Lombardia, che consente ai veicoli più inquinanti di continuare a circolare entro un limite massimo di chilometri annuali, monitorati attraverso un dispositivo installato a bordo.
Il confronto si concentra ora sull’effettiva applicazione di queste misure e sulla loro capacità di produrre risultati misurabili. La Regione punta a rinviare l’impatto immediato del blocco su cittadini e imprese, mantenendo però l’impegno alla riduzione dell’inquinamento atmosferico in vista del nuovo termine previsto per il 2027.






