Giungono le critiche da oltre il confine sul campo fotovoltaico che VERBUND Green Power Italia vorrebbe far sorgere su un terreno del Comune di Bedizzole. Lo scorso 21 agosto, infatti, il Comitato Cittadini Calcinato ha presentato alla Provincia di Brescia una serie di osservazioni per evidenziare quelle che ritiene significative criticità nel progetto.
In primis, la perdita di suolo agricolo. Il nuovo parco fotovoltaico, infatti, occuperà circa 25 ettari con oltre 25.000 pannelli ma, non essendo un impianto agrivoltaico, non prevede, accanto alla produzione di energia, la coltivazione dei terreni.
Altro tasto dolente la collocazione del parco che, come insiste il Comitato, non può essere considerato un elemento isolato. A Nord dell’area interessata dall’impianto, infatti, si trovano già la discarica Haiki Mines, con una volumetria superiore a 3,5 milioni di metri cubi, l’impianto A2A per il trattamento dei rifiuti organici e l’impianto Tobanelli per quello dei rifiuti metallici. A Sud, invece, si estende l’agglomerato industriale di Ponte San Marco. Il nuovo parco fotovoltaico, inoltre, sorgerà accanto all’impianto agrivoltaico “La Cassetta” dall’estensione di circa 40 ettari.
Sebbene il parco proposto da VERBUND ricadrà amministrativamente sotto il Comune di Bedizzole, il Comitato Cittadini si dice preoccupato per l’impatto che l’impianto, trovandosi esattamente sul confine tra i due Comuni, avrà anche sul territorio di Calcinato, dove il consumo del suolo ha già superato il 24%. A Calcinato, in effetti, si svilupperebbe quasi interamente il collegamento alla rete elettrica con circa 3,2 chilometri di cavi e opere connesse che, con alta probabilità, interferiranno con la viabilità, i canali, la ferrovia e il sistema del fiume Chiese.
A preoccupare il Comitato Cittadini sono anche le conseguenze ambientali e sanitarie. Nelle osservazioni presentate è stata richiamata l’ingente quantità di calore generato da una superficie così estesa di pannelli e il rischio di incendi connesso. Particolare attenzione è stata inoltre richiesta per l’impatto su fauna e flora locali, sul fiume Chiese e i canali attraversati dai collegamenti elettrici e sul recupero del terreno al termine dell’attività.
Ancora da risolvere, inoltre, alcuni problemi emersi dal sopralluogo degli enti del 2 settembre.
Anzitutto, la presenza di un allevamento tuttora attivo nei pressi della zona interessata dal progetto, che il Comitato chiede di considerare luogo sensibile durante i lavori. Da riesaminare poi la collocazione di alcune cabine elettriche in un’area destinata a opere per la sicurezza idraulica. Le fasce verdi di mitigazione, inoltre, sono state ritenute insufficienti dal Comitato, che lamenta anche l’abbattimento di alcuni gelsi previsto dal progetto. Ulteriori chiarimenti sono stati richiesti poi in merito alla durata dell’impianto, per la quale è stata indicata una stima approssimativa di 25 anni.
«Il Comitato non è contrario alle energie rinnovabili» fa sapere l’Associazione dei Cittadini di Calcinato «Chiediamo però che la transizione energetica venga realizzata con attenzione e buon senso, privilegiando tetti, parcheggi, aree industriali, dismesse o già compromesse, invece di continuare a occupare terreni agricoli».






