È stata inaugurata ieri al Museo Lechi, nelle sale al piano terra, la mostra “Astrolabio”, che porta in visione una trentina di tecniche miste dell’artista pugliese Francesco Misino. Hanno presenziato l’Assessore alla Cultura Martina Varone, intervenuta anche in rappresentanza del Direttore Federico Troletti, e Michela Capra, Conservatrice di Montichiari Musei.
«Grazie a Misino che ha scelto la nostra città per la sua esposizione e a tutto lo staff museale per la sempre preziosa collaborazione», ha commentato l’Assessore alla Cultura Martina Varone.
«Misino è esponente di quell’arte povera che si rifà alla semplicità dei materiali usati, come stoffe, vetro, sassi, garze, assemblati sulla tela e reinterpretati tramite il colore. Tutte le opere scultorico-materiche in visione sono di grande fascino e molto gradevoli anche dal lato estetico», ha spiegato anche Michela Capra, Conservatrice di Montichiari Musei.
Grande soddisfazione proprio per l’artista: «Vorrei che chi guarda i miei lavori trattenga il più possibile l’emozione che ne scaturisce. Il titolo della mostra fa riferimento a un antico strumento astronomico che serviva a orientarsi e indicare una rotta: ognuno di noi ha bisogno, in fondo, di un astrolabio per trovare e scegliere la propria strada o più semplicemente individuare un progetto. Io punto a materiali, forme, colori che mi consentano tramite la sperimentazione di incamminarmi lungo un percorso da seguire».
«Il filo sottile, che scorre continuo su questa mia tela, è l’espressione concreta del processo creativo tramite cui genero l’immagine grafico-cromatica, di cui la tela stessa è parte integrante. Con esso, sviluppo e organizzo una struttura composita, attraverso semplici operazioni di antica manualità: “tessere e sfilare”, “mettere e levare”», spiega Francesco Misino.
«La danza del filo dilata l’ordito, addensa la trama, disgrega la tela per ricomporla come membrana sottile, luogo di elementari grafie, ottenute con la ripetizione costante di segni primari, che variano in dimensioni e qualità cromatica, inquietanti clessidre che scandiscono il tempo. Tale procedimento si sviluppa alla stessa maniera di quello mentale ed emozionale, sotteso che, come filo, collega, ricuce i frammenti, elabora forme complesse, propone racconti che viaggiano fuori dal tempo; Annoda l’Oriente e L’Aulica Grecia, Urbino preziosa e la Serenissima, e d’incanto la storia, matassa del tempo, si dipana come per magia. Il bandolo è tra le mie mani, ed ora lo intreccio su questo tessuto che propongo come paramento sacro, brandello profano, diaframma leggiadro che unisce e/o separa», conclude l’artista.
Francesco Misino è nato a Bisceglie in provincia di Bari il 21 dicembre del 1952. Ha terminato i propri studi presso l’Accademia di Belle Arti di Bari e dopo aver conseguito le abilitazioni si è dedicato all’insegnamento di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Verona dal 1976 al 2011. Sin da giovanissimo ha partecipato a molte esposizioni collettive di pittura e tenuto varie esposizioni personali di cui si ricordano le personali Penelope presso la Galleria “La Meridiana” a Verona nel 1986, Il Bandolo della Matassa presso la Galleria “Il Brandale” di Savona nel 1987, I Materiali presso l’atelier-laboratorio “Sabbie D’arte” di Verona nel 1990, Clessidra presso il “Centro Culturale 6 maggio 1848” a Verona nel 2002, Per filo e per segno presso l’associazione culturale “Incorniciarte” a Verona nel 2002 e le collettive Mostra collettiva di Artisti veronesi presso Il “Palazzo della Gran Guardia” a Verona nel 2008 e 10 anni di proposte in una nuova cornice presso l’associazione culturale “Incorniciarte” a Verona nel 2008. Vive e lavora a Verona.
Apertura mostra: fino a domenica 27 settembre dal mercoledì al sabato 10-13 e 14,30-18, domenica 15-19. Per ulteriori informazioni consultare il sito internet www.montichiarimusei.it, chiamare il numero 030 9650455 o scrivere una mail all’indirizzo info@montichiarimusei.it. In distribuzione gratuita al bookshop museale l’opuscolo biografico sull’artista.










