La tendenza che emerge dai dati dell’Osservatorio regionale sul turismo per il triennio 2023-2025 è quella di un aumento dei turisti, ma per meno tempo. I 13 Comuni bresciani affacciati sul Garda hanno registrato un aumento degli arrivi dell’8%, ma la permanenza media si è ridotta di circa il 10%, attestandosi intorno alle 4 notti.
Una fotografia, riportata dal Giornale di Brescia, che restituisce un turismo in trasformazione, sempre più frammentato e rapido, in un contesto già segnato dal dibattito sull’overtourism e sulla sostenibilità del modello.
La storia del turismo gardesano è però lunga due secoli. Nell’Ottocento furono intellettuali, artisti e aristocratici europei a scoprire le rive del Benaco, attratti dal clima mite, dalla vegetazione quasi mediterranea e da quel paesaggio che Goethe, nel suo “Viaggio in Italia”, trasformò nell’immaginario europeo in un luogo di armonia e luce.
La vera svolta arrivò con la ferrovia Milano-Venezia: le stazioni di Desenzano e Peschiera resero il lago facilmente raggiungibile, dando vita ai primi grandi alberghi e alle ville per la villeggiatura. Gardone Riviera, Sirmione, Limone e Riva divennero sinonimo di eleganza, benessere e cure climatiche, frequentate soprattutto da ospiti tedeschi e austriaci.
Il dopoguerra portò una trasformazione radicale: il boom economico, la motorizzazione di massa e il turismo di massa aprirono le rive del Garda a milioni di visitatori. Accanto agli hotel sorsero campeggi, residence e villaggi turistici, mentre il lago ampliava la propria offerta con vela, windsurf, mountain bike, parchi divertimento e un calendario eventi sempre più ricco.
Negli ultimi decenni il turismo gardesano ha puntato sulla qualità dell’accoglienza, sull’enogastronomia, sull’outdoor e sulla valorizzazione dei borghi storici e del patrimonio culturale.
Oggi il Garda accoglie ogni anno quasi 28 milioni di presenze e resta una delle destinazioni più amate d’Europa. Ma il successo ha un prezzo: la sfida più importante è conciliare i flussi con la tutela di un ecosistema fragile e di un paesaggio che rappresenta la vera ricchezza del lago.
Perché il futuro del Benaco passa dalla capacità di preservare quell’equilibrio tra natura, storia e ospitalità che, dall’Ottocento a oggi, continua a renderlo irresistibile.






