La presidente della Provincia di Brescia Emanuele Moraschini, l’assessore ai Trasporti della Provincia autonoma di Trento Mattia Gottardi, il presidente della Comunità montana dell’Alto Garda Franceschino Risatti si sono trovati a Salò per la firma del “Piano di mobilità integrata e sostenibile dell’area gardesana”.
Un accordo sottoscritto dalla Comunità del Garda e dalle Province di Brescia, Verona e Trento, con il coinvolgimento diretto delle Università di Brescia e Padova, nella giornata di ieri, 22 giugno.
«Istituzioni e università, per la prima volta insieme per costruire una visione condivisa», ha dichiarato la presidente della Comunità del Garda Mariastella Gelmini. «Non parliamo solo di viabilità, ma di competitività, sostenibilità e qualità della vita».
Il piano prevede un’analisi sistematica dei flussi di traffico, la raccolta dati e l’individuazione delle priorità infrastrutturali su un’area che attraversa tre province e due regioni.
Per ora l’accordo costruisce le fondamenta. «Serve a creare una base conoscitiva condivisa a livello istituzionale», ha spiegato Moraschini. «Il contributo delle università conferisce il rigore scientifico necessario alla pianificazione degli interventi».
La visione è accolta con favore anche dal presidente della Provincia di Verona Flavio Pasini: «Questo accordo risponde a un principio di realtà: i confini amministrativi quasi mai coincidono con quelli della vita concreta dei cittadini».
Sul tema delle risorse, l’assessore trentino Gottardi ha invitato all’ottimismo: «Non è mai un problema se ci sono programmazione e condivisione tra i territori».
Nel corso dell’incontro si è affrontata anche la questione della stazione gardesana della TAV, considerata da Gelmini «un’opportunità decisiva per rafforzare l’accessibilità nazionale e internazionale del territorio».
Sul fronte locale, si è accennato al progetto della galleria in variante tra Gargnano e Tignale: «Abbiamo le autorizzazioni – ha detto Risatti – ma Anas vuole rivedere le modalità di cantierizzazione. Se andiamo avanti così, rischiamo di perdere gli 1,8 milioni concessi per finanziare il progetto». A volte il nodo, prima che viario, è burocratico.






