Brescia - Mer 06 Maggio 2026

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Nel territorio bresciano in dieci anni spariti oltre 3mila negozi di vicinato

Nel territorio bresciano in dieci anni spariti oltre 3mila negozi di vicinato

Nomisma fotografa il declino del commercio locale: in Lombardia perse quasi 13mila attività in dieci anni, con Brescia e Varese tra le province più colpite

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In Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106.000 unità rispetto al picco del 2018.

In Lombardia le cose non vanno meglio e nel medesimo periodo di osservazione il saldo negativo è di 12.978 unità perse. Nel periodo di osservazione è Brescia ad aver pagato il prezzo più alto (-3172 esercizi commerciali in meno) ma la situazione risulta critica anche a Bergamo (con un saldo negativo pari a -1.840), Varese (-1.602), Mantova (-1.412) e Pavia (-1.237). Meno pesante la situazione a Milano (-755).

«Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori», commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.

«Come spesso accade, le diverse realtà locali si caratterizzano per dinamiche e velocità differenti. Eppure, proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità, integrazione e sicurezza«, continua Capobianco.

Partendo da un’analisi capillare di questo scenario che Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale.

Commercio di prossimità: un trend negativo che, tra aperture e chiusure, ridisegna i territori

Tra il 2015 e il 2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione e il saldo delle imprese attive a livello nazionale vede un calo del -6,7% complessivo negli ultimi 10 anni, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione.

La dinamica è ancor più accentuata in Lombardia, seppur con intensità differenti nelle diverse realtà locali. Nello specifico, a Mantova la flessione evidenziata nello studio di Nomisma è stata del -19,9% ma, proporzionalmente, contrazioni marcate riguardano anche Brescia (-13,7%), Pavia (-13,2%), Lodi (-12,5%) e Varese (-12,2%). In regione, è invece Milano ad aver fatto segnare la perdita più contenuta (-1,3%).

Gli addetti aumentano in tutte le province della Lombardia

A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche tutte la Lombardia si caratterizza per un segno positivo, con vette del +27,3% a Milano, del +27,1% a Como e del +26,4% a Bergamo. La crescita più contenuta, invece, si registra a Pavia (+3,4%) e Lodi (+6,8%).

Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di prossimità della Lombardia negli ultimi 10 anni sono aumentati di quasi 78.500 unità e nel 2025 risultano essere quasi 452.000.

Dinamiche differenti a seconda del settore di attività

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.

Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia nel numero delle imprese attive sia degli addetti.

Ricavi in crescita, ma non per tutti: si amplia il divario tra piccoli e grandi

L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.

In Lombardia, i ricavi hanno registrato una crescita media del 31,3%. Dal punto di vista settoriale, il commercio degli articoli per l’edilizia si configura come il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +67,1%, seguita dal segmento della ristorazione e dei bar (+47,8% e + 47,7%), dai mobili (+45,9%) e dalle gioiellerie (+41,5%). Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nel comparto degli alimentari e bevande (+37,9%) e delle ferramenta (+27,4%), e nel comparto della salute e cura della persona (+18,8%).

Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +3,2% e +4%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.

Costi di compravendita dei negozi in calo, affitti in aumento: il paradosso del commercio locale

La progressiva diminuzione delle unità locali attive evidenzia una fase di difficoltà per il commercio locale, maggiormente penalizzato rispetto al commercio all’ingrosso e all’e-commerce. In questo scenario, l’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità come una delle principali cause di espulsione dal mercato.

Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato a seconda dei territori di riferimento: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in regione si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Lodi e Mantova che fanno segnare un eloquente -12,0% contro il -11,5% di Como.

A Milano la flessione è stata del -7,0%, mentre Bergamo, unica provincia in Lombardia, mostra una crescita del +13,0%, che però non riguarda il Capoluogo provinciale (-8%).

Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva a Bergamo (+27,2%), seguita da Varese (+23,1%), Lecco (+19,4%) e Monza (+18,3%). A Milano l’incremento dei canoni dei negozi è stato pari a +16,1%. Gli incrementi più contenuti si registrano, invece, a Brescia (+4,9%) e Mantova (+7,7%).

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