Ci sono giorni che segnano una vita intera e che, allo stesso tempo, diventano patrimonio condiviso di una comunità. Il 25 aprile è stato uno di questi per Desenzano del Garda, che ha visto uno dei suoi figli percorrere un passo decisivo, fatto di silenzio, attesa e fede. Nella Cattedrale di Verona, tra volti raccolti e parole solenni, don Cristian Oneta è stato ordinato sacerdote, portando con sé una storia iniziata molti anni prima, tra le aule di scuola e le prime domande sul proprio futuro.
Il giorno seguente, domenica 26 aprile, quel cammino è tornato là dove tutto era cominciato. Nel duomo di Desenzano, la comunità si è ritrovata per la prima Messa del novello sacerdote, in un clima di partecipazione intensa, fatto di presenze, sguardi e vicinanza.
«Sono il più giovane tra i miei compagni di ordinazione, siamo in cinque, e il mio percorso è iniziato da lontano: sono entrato in seminario già durante le scuole medie, nel seminario minore. Con il tempo ho capito che questa era la mia vocazione», ha raccontato don Cristian, ripercorrendo le origini di una scelta maturata passo dopo passo.
Un cammino costruito nel tempo, all’interno della diocesi di Verona. Negli ultimi mesi il suo servizio si è svolto nella parrocchia di Sant’Antonio, dopo l’ordinazione diaconale del 13 settembre 2025 e diverse esperienze vissute in altre comunità.
Il ritorno a Desenzano ha avuto un valore particolare. «È stato un momento molto bello e significativo: tornare nella mia città di origine e celebrare la prima Messa è stato importante. Ho condiviso questo momento con tutte le persone che in questi anni mi hanno voluto bene, mi hanno accompagnato e guidato», ha spiegato. Una celebrazione che si è trasformata anche in un gesto di riconoscenza: «È stato un momento per rendere grazie a Dio per questo dono».
La scelta del luogo per la prima Messa si inserisce nella tradizione. «La tradizione vuole che venga celebrata nella propria parrocchia, quindi quella di Capolaterra, ma abbiamo concordato di celebrarla nel duomo di Desenzano», ha continuato don Cristian.
Nel raccontare il senso più profondo della sua vocazione, don Cristian ha evidenziato una dimensione che va oltre l’impegno personale. «Non è qualcosa che viene tutto da me: è un cammino in cui ho seguito il Signore. Attraverso le persone e le esperienze che ho vissuto sono cresciuto. Io arrivo fino a un certo punto, poi è Lui che completa il resto. Ho ricevuto un dono che sono chiamato a custodire».
Tra i compiti che lo attendono, anche quello della predicazione. «È un’opportunità ma anche una responsabilità: bisogna prepararsi e non improvvisare, per rispetto della parola che si annuncia e delle persone che ascoltano. È un modo per far risuonare nel cuore delle persone il Vangelo e farne percepire il valore», ha spiegato.
Tra le emozioni più forti, resta il sostegno ricevuto. «Dalla giornata di domenica in Duomo a Desenzano mi porto tanta gioia, soprattutto per il fatto che così tante persone erano presenti. Non perché fossi al centro dell’attenzione, ma perché hanno condiviso con me questo cammino. Questo mi ricorda che non sono solo: è un’esperienza di fede che si vive insieme», ha detto.
Durante la celebrazione, insieme a don Cristian, anche il parroco del duomo don Giovanni, quello di San Giuseppe don Gabriele e altri parroci che lo hanno accompagnato in questi anni.






