Desenzano - Sab 05 Settembre 2026

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Martina Cocchetti

L’arte di invecchiare insieme: come Desenzano ha ripensato gli spazi per i suoi anziani

Quasi 15mila presenze in sei mesi e una convenzione rinnovo fino al 2030. Tra prevenzione, movimento e partecipazione attiva, la rete cittadina si conferma un antidoto concreto alla solitudine

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Dietro la burocrazia di una determina comunale — la numero 1169 dello scorso 24 agosto — si nasconde una storia che riguarda da vicino la vita quotidiana di centinaia di persone di Desenzano del Garda. L’atto approva lo schema di comodato d’uso gratuito dei locali destinati ai centri sociali cittadini fino al 2030. Un passaggio all’apparenza tecnico, che racconta però la realtà vivissima di una rete di quattro spazi pubblici che nei soli primi sei mesi del 2026 ha registrato quasi quindicimila presenze.

I numeri aiutano a comprendere l’impatto di questo servizio su una città in cui quasi un residente su quattro ha superato i sessantacinque anni. La rete unisce i due centri principali di Desenzano e Rivoltella, aperti quotidianamente, ai punti d’incontro di San Martino della Battaglia e Vaccarolo. Si tratta di luoghi ad accesso libero pensati per chi è ancora autonomo e desidera rimanere attivo e connesso con la propria comunità.

Per capire la forma che questi spazi hanno oggi, bisogna fare un passo indietro ed esplorare lo spartiacque della pandemia. Prima del 2020 la vita al loro interno scorreva sui binari della tradizione, tra partite a carte, tornei di bocce e qualche gita. Quando le restrizioni sanitarie hanno imposto le chiusure, si è recisa all’improvviso la trama di relazioni sociali su cui molti anziani reggevano la propria quotidianità.

Alla riapertura, nell’estate del 2021, il Comune ha scelto di non limitarsi a riaprire i battenti, ma di affiancare alla custodia degli spazi una gestione professionale del servizio. È nato così il percorso di coprogettazione con il raggruppamento cooperativo D-Age, oggi rinnovato fino al 2030, in cui l’amministrazione mantiene l’indirizzo pubblico mentre gli operatori mettono in rete le associazioni del territorio, da Auser alla Croce Rossa.

La vera innovazione sta nel superamento dell’anziano visto come semplice utente passivo. Ogni scelta passa attraverso una cabina di regia e, soprattutto, tramite il Comitato promotore degli anziani, composto da otto rappresentanti eletti direttamente tra i frequentatori. Sono gli stessi frequentatori a raccogliere le esigenze della comunità, proporre attività e affiancare gli operatori, trasformando l’esperienza in una risorsa condivisa.

Anche le attività acquistano un significato diverso se lette attraverso i bisogni ai quali cercano di rispondere. Il primo riguarda la salute e il mantenimento dell’autonomia. Tra febbraio e giugno i corsi di ginnastica dolce hanno coinvolto complessivamente 194 partecipanti, distribuiti in tredici turni nelle quattro sedi. Accanto al movimento trova spazio la prevenzione, con gli appuntamenti mensili organizzati insieme alla Croce Rossa per la misurazione della pressione e l’informazione sugli stili di vita salutari.

C’è poi il benessere relazionale e psicologico. Una partita a carte, un pomeriggio danzante o una festa di compleanno possono sembrare iniziative semplici, ma costruiscono una routine, danno un appuntamento alla settimana e permettono di ritrovare persone che altrimenti rischierebbero di trascorrere gran parte del proprio tempo da sole. In questo senso il centro non offre soltanto svago ma si impegna a contrastare la solitudine prima che si trasformi in isolamento. Un terzo bisogno riguarda l’attivazione cognitiva e culturale, alimentata attraverso la lettura dei giornali, i giochi, la musica, gli spettacoli e le uscite sul territorio.

Dei quasi quindicimila accessi raccolti nel semestre – come spiegato dal funzionario Gabriele Bonazza -, la grande maggioranza si concentra tra Desenzano e Rivoltella, con un’utenza fidelizzata che frequenta le sale anche più di cinque volte alla settimana. I centri anziani non sono più semplici luoghi dove passare il tempo, ma vere e proprie fabbriche di salute sociale pensate e costruite con gli anziani, e non solo per loro.

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