Il turismo a Lazise entra nel 2025 in una fase di consolidamento dopo gli anni di forte rimbalzo seguiti alla pandemia. I dati indicano una leggera frenata: gli arrivi scendono a 788.874 (-1%), mentre le presenze si fermano a 3.948.947 (-2,5%). La diminuzione riguarda soprattutto la durata media dei soggiorni, segnale di una domanda che resta forte ma con permanenze più brevi.
Va ricordato che queste cifre riguardano esclusivamente chi pernotta in paese: restano fuori dal conteggio i visitatori giornalieri, che continuano comunque a incidere sulla pressione turistica complessiva.
Il quadro che emerge conferma la forte vocazione internazionale della località. Oltre tre arrivi su quattro, infatti, provengono dall’estero e quasi nove presenze su dieci sono generate da ospiti stranieri.
Il mercato tedesco continua a rappresentare il pilastro principale, con circa metà delle notti registrate, seguito da Paesi Bassi, Austria e Danimarca. Si tratta di visitatori abituati a vacanze lunghe e stanziali, spesso legate a campeggi e strutture open air.
La componente italiana rimane minoritaria: circa un quarto degli arrivi e poco più di un decimo delle presenze, con soggiorni mediamente più brevi.
Un altro elemento rilevante riguarda la convergenza tra le statistiche regionali e quelle comunali sull’imposta di soggiorno. Dopo le forti discrepanze emerse nel 2023, il Comune ha avviato verifiche e controlli che hanno portato a un sostanziale riallineamento delle cifre.
Oggi i due sistemi restituiscono valori molto simili, anche se il dato comunale risulta leggermente superiore a quello regionale.
Se le presenze calano leggermente, le entrate crescono in modo deciso. Il gettito dell’imposta di soggiorno raggiunge 3,67 milioni di euro, contro i 2,26 milioni dell’anno precedente. L’aumento è legato soprattutto all’aggiornamento delle tariffe, che ha rafforzato le risorse disponibili per l’ente pubblico.
Rimane però aperta la questione delle sanzioni: gli importi recuperati sono minimi rispetto al totale incassato, un aspetto che solleva dubbi sull’efficacia dei controlli e sull’equità del sistema.
Il settore ricettivo continua a crescere rapidamente. In due anni si registrano centinaia di nuove attività, in gran parte legate agli appartamenti turistici. Oggi le strutture attive sono 580, in netto aumento rispetto al recente passato.
In parallelo, emergono interrogativi sulla reale capacità ricettiva, in particolare per le strutture di grandi dimensioni.
La crescita del turismo sta trasformando profondamente il mercato immobiliare locale. Sempre più abitazioni vengono acquistate come investimento e destinate agli affitti brevi o alle seconde case.
Durante un recente convegno è stato evidenziato che l’82% del patrimonio abitativo non è destinato alla residenza stabile. Un segnale che evidenzia l’attrattività economica del territorio ma anche le difficoltà crescenti per chi vive e lavora stabilmente in paese.
A questo si aggiunge l’ingresso di grandi gruppi e fondi di investimento, che stanno acquisendo strutture ricettive e attività della ristorazione, segnando il passaggio da un modello familiare a uno sempre più industrializzato.
Il turismo si conferma il motore economico principale, ma la dipendenza quasi totale da questo settore espone il territorio al rischio di saturazione. Nei mesi estivi, la macchina comunale deve gestire un carico di presenze che può superare di dieci volte la popolazione residente.
La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio: diversificare l’economia, rafforzare i controlli e tutelare la residenzialità, per costruire uno sviluppo più sostenibile e duraturo.






