Davide Sigurtà, alla guida di una coalizione di centrosinistra, con il sostegno di numerose anime tra cui M5s, Azione, Italia Viva e liste civiche, scende in campo per guidare Lonato del Garda con una proposta che punta a rompere la continuità amministrativa degli ultimi anni.
Si chiude infatti il ciclo del sindaco uscente Roberto Tardani, che termina il suo mandato dopo dieci anni, mentre il centrodestra si presenta con quello che viene indicato come il naturale erede, Nicola Bianchi.
In questo scenario elettorale, Sigurtà, architetto con un’esperienza maturata tra impegno civico e politico, è sostenuto da una coalizione ampia che unisce forze diverse. Al centro del suo programma ci sono la revisione del modello urbanistico, il potenziamento dei servizi, una maggiore integrazione con i Comuni limitrofi e una strategia strutturata per turismo ed economia locale, con l’obiettivo di superare l’isolamento e rilanciare il territorio.
Ecco l’intervista al candidato sindaco, che nel frattempo insieme alla sua squadra sta incontrando i cittadini presso la sede della lista civica in via Repubblica.
Perché ha deciso di candidarsi a sindaco e, concretamente, cosa la distingue dall’altro candidato in questa fase politica?
La mia esperienza politica nasce come candidato consigliere all’interno di liste civiche. In passato ho fatto parte di Articolo 1 e, da due anni, sono confluito nel Partito Democratico. La scelta di candidarmi nasce da una riflessione profonda sul ruolo di Lonato: un territorio importante nella provincia di Brescia e nel basso Garda, storicamente area di confine tra il Ducato di Mantova, Milano e la Repubblica di Venezia. Negli ultimi vent’anni questo ruolo si è progressivamente perso. Lonato si è isolata, sia dal punto di vista culturale sia da quello della partecipazione. Altri Comuni si sono strutturati, hanno fatto rete, mentre Lonato è rimasta indietro. Questo isolamento ha portato a una perdita della qualità della vita e a una sorta di stagnazione. Quando un gruppo amministra per molto tempo, inevitabilmente si creano piccole rigidità che, col tempo, diventano problemi più grandi. Se si vuole cambiare modello, bisogna cambiare davvero: serve una nuova amministrazione che riporti il Comune nei luoghi dove si decide. Un Comune di 18mila abitanti non può vivere di autoreferenzialità: deve collaborare con Regione, Provincia ed Europa, costruendo sinergie e relazioni.
La sua candidatura è sostenuta da una coalizione molto ampia, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle fino ad Azione e Italia Viva: in che modo siete riusciti ad unire così tante anime diverse?
L’unione nasce dalla condivisione di un percorso. Nella mia esperienza, anche come presidente della Pro Loco, ho sempre cercato di costruire aggregazione. Quando, ad esempio, abbiamo preso in gestione la stazione ferroviaria con un comodato d’uso per creare l’Infopoint, ho voluto fin da subito coinvolgere le associazioni del territorio. Allo stesso modo, ho sempre promosso la collaborazione tra Pro Loco, Comune e realtà associative. Questo approccio mi è stato riconosciuto da tutte le forze politiche, dalla sinistra al centro. Il punto di incontro è stato il programma e, soprattutto, la consapevolezza condivisa della necessità di cambiare. Ci sono molte problematiche da risolvere, anche piccole, che si trascinano da anni: dalla gestione del territorio al controllo. Per farlo serve un cambio di amministrazione. Inoltre, oggi non si può più vivere solo di trasferimenti statali o oneri di urbanizzazione: bisogna puntare su bandi, collaborazioni e progettualità. Questo è stato il vero collante della coalizione.
Nel bilancio di fine mandato del sindaco si parla di conti solidi: può indicare numeri concreti e spiegare come manterrà questo equilibrio nei prossimi anni?
Quando si parla di conti solidi, spero si intenda un bilancio in pareggio. Se però ci sono risorse non spese, significa che non sono state utilizzate per i cittadini. Lonato ha oggi grandi problemi da affrontare, soprattutto nella gestione del territorio e nel modo di fare finanza pubblica. In passato si è vissuto molto sugli oneri di urbanizzazione, cioè sul consumo di suolo, ma oggi il territorio è saturo e questo modello non è più sostenibile. La chiave è la progettualità. Bisogna partire dai progetti, costruiti su una visione politica chiara e orientati a migliorare la qualità della vita. Solo dopo si vanno a cercare i finanziamenti. Se si fa il contrario, non si riesce a intercettare le risorse. I fondi in bilancio devono essere investiti per sviluppare progetti: è questa la strada per i Comuni oggi, in tutti i settori.
L’amministrazione uscente rivendica importanti investimenti: quali opere ritiene davvero prioritarie e quali, invece, non rifarebbe?
Le opere realizzate possono anche essere utili, ma spesso è mancata la visione e la tempistica. Si è sempre rincorso il problema invece di anticiparlo. Il caso del centro sportivo è emblematico: si arriva oggi a un progetto dopo anni di discussioni, quando molte associazioni sportive hanno già lasciato Lonato per mancanza di risposte. Il rischio è che diventi una “cattedrale nel deserto”, soprattutto se realizzato con debiti o finanziamenti incerti. Lo stesso vale per altri interventi, come il polo logistico: arrivare a fine mandato con grandi progetti senza una visione complessiva rischia di renderli poco efficaci. Sulla sicurezza, ad esempio, non si può pensare che bastino le telecamere. Non sono contrario alla videosorveglianza, ma non può essere l’unica soluzione. Servono strategie più ampie e, se qualcosa non funziona, bisogna avere il coraggio di rivederla.
Da architetto, come giudica lo sviluppo urbanistico degli ultimi anni a Lonato: è stato equilibrato o eccessivo? Proprio per la sua formazione, quale sarà la sua linea? Quali i limiti?
Il consumo di suolo è regolato dalla legge regionale lombarda, ma ciò che non è stato fatto è una revisione seria del PGT. Il Piano di Governo del Territorio non è solo uno strumento tecnico, ma una visione: bisogna recuperare le aree dismesse, ridistribuire le lottizzazioni e correggere ciò che non funziona. La linea è chiara: puntare sul recupero dell’esistente, dialogando con proprietari e imprenditori, senza prevedere nuove espansioni. Non devono esserci varianti straordinarie, se non piccoli aggiustamenti. Il futuro passa dal riuso, non dal consumo di nuovo suolo.
Lonato è cresciuta molto negli ultimi anni: i servizi, in particolare scuole e sociale, sono davvero adeguati a questa crescita?
I servizi sono aumentati, ma senza una vera pianificazione. Il problema principale riguarda le scuole: accessi difficili, traffico congestionato, mancanza di coordinamento nei trasporti. Una rete di collegamento con Desenzano, ad esempio, non è mai stata sviluppata. Non è solo una questione di numeri: spesso i servizi esistono sulla carta, ma nella realtà funzionano male. È un problema di gestione, che i cittadini vivono ogni giorno.
Il centro storico di Lonato, e più in generale il tessuto commerciale della città, sono davvero valorizzati oppure soffrono ancora la vicinanza di realtà come Desenzano del Garda?
Più che un problema, è una grande opportunità. Desenzano ha puntato su un turismo di massa, mentre Lonato può sviluppare un turismo esperienziale, legato alla vita sociale, agricola e al territorio. Abbiamo campagne, cascine, aziende agricole, produzioni biologiche e un patrimonio diffuso di grande valore. Molti imprenditori hanno già colto questa direzione. Il Comune deve metterli in rete, creare un sistema e aiutarli ad accedere ai bandi, anche europei, dedicati al turismo rurale. Le potenzialità ci sono, bisogna solo organizzarsi.
Da ex presidente della Pro Loco, che visione ha del turismo?
Non servono solo eventi, ma una strategia strutturata. Il turismo funziona quando si coinvolgono gli imprenditori: chi è forte va avanti da solo, ma chi è più piccolo ha bisogno di supporto. Il ruolo del Comune è proprio questo, creare le condizioni perché tutti possano crescere.
Quali sono le criticità principali del territorio?
La viabilità del centro storico va completamente ripensata. C’è poi il tema della sicurezza, che riguarda sia il centro sia le frazioni, e quello dei collegamenti, soprattutto considerando una popolazione sempre più anziana. Serve una rete di trasporti più efficiente, anche in collaborazione con i Comuni vicini, senza aumentare i costi. Un altro punto fondamentale è la valorizzazione dell’agricoltura: Lonato ha una pianura fertile e grandi potenzialità. Non può limitarsi all’agricoltura estensiva, ma deve puntare sulla qualità, sul chilometro zero e anche su progetti come gli orti sociali. Lo stesso vale per artigianato e piccole imprese: una riconversione intelligente può rilanciare l’economia locale.
Nel caso venisse eletto sindaco, nei primi 100 giorni cosa farà?
Ho in mente cento azioni, anche piccole ma concrete. Si partirà dalla risoluzione delle criticità quotidiane, dalla revisione dello strumento urbanistico e dalla rimodulazione delle tariffe comunali per favorire chi investe e sostenere le fasce più deboli. Non si possono realizzare grandi opere in 100 giorni, ma si può impostare il cambiamento: basta varianti in deroga e basta politiche improvvisate. Nei primi mesi sarà fondamentale incontrare associazioni, aprire tavoli di lavoro e far funzionare le reti già presenti, affrontando anche il tema della sicurezza con più strumenti integrati.
Vuole lanciare un appello ai cittadini di Lonato?
Vogliamo lanciare una sfida ai cittadini: avere il coraggio di cambiare. Lonato ha una storia fatta di innovazione e capacità di reagire. Oggi si respira molta insoddisfazione, ma questo è il momento di trasformarla in azione. La scelta è chiara: continuità o cambiamento. Sta ai cittadini decidere se intraprendere una nuova strada.






