La provincia di Brescia si conferma tra i territori lombardi con la maggiore diffusione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), il cosiddetto testamento biologico. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio DAT promosso dall’Associazione Luca Coscioni, realizzato attraverso un accesso agli atti rivolto ai 7.894 Comuni italiani e aggiornato a dicembre 2025.
Secondo i dati raccolti, nella provincia bresciana sono state depositate complessivamente 6.124 DAT, con un rapporto di una disposizione ogni 157 abitanti. Un risultato che colloca Brescia al 48° posto nella classifica nazionale e tra le province più virtuose della Lombardia, alle spalle di Varese, Milano e Como, ma davanti a realtà come Cremona, Pavia, Mantova e Lodi.
Nel complesso, la Lombardia occupa il 10° posto tra le regioni italiane per diffusione delle DAT, con una media di una disposizione ogni 149 abitanti. Le Disposizioni Anticipate di Trattamento consentono a ogni persona maggiorenne di indicare in anticipo quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare nel caso in cui non sia più in grado di esprimere la propria volontà.
L’Osservatorio evidenzia come i dati siano stati raccolti direttamente presso le amministrazioni comunali, in assenza della relazione ufficiale prevista dal Ministero della Salute. Secondo l’Associazione Luca Coscioni, si tratta dell’unico monitoraggio nazionale attualmente disponibile sul tema.
«Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta», dichiarano la segretaria nazionale Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato. «Da sette anni il popolo italiano è tenuto all’oscuro del diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita. La conoscenza delle Disposizioni anticipate di trattamento sta migliorando, anche se troppo lentamente, grazie soprattutto all’impegno delle associazioni e dei cittadini che continuano a promuovere l’informazione».
Le DAT, introdotte dalla normativa sul consenso informato e sul testamento biologico, permettono di indicare anticipatamente le proprie volontà in materia di accertamenti diagnostici, trattamenti sanitari e scelte terapeutiche, oltre a designare un eventuale fiduciario incaricato di rappresentare il cittadino nel caso in cui non possa più esprimersi autonomamente.






