Non cambia in appello la sentenza nei confronti di Giuseppe Giustacchini, 56 anni, ex amministratore della Wte, l’azienda al centro dell’inchiesta sulla gestione e sullo spandimento dei fanghi.
La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna di un anno e quattro mesi per traffico illecito di rifiuti, già stabilita al termine del processo di primo grado celebrato con rito abbreviato nel febbraio dello scorso anno.
La pena resta sospesa e per Giustacchini sono confermati anche l’obbligo di ripristinare le condizioni di salubrità dei terreni e la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività d’impresa.
La pronuncia riguarda una vicenda che aveva portato al sequestro, il 24 maggio 2021, degli stabilimenti Wte di Calcinato, Calvisano e Quinzano d’Oglio.
Al centro dell’inchiesta condotta dai Carabinieri forestali del Gruppo di Brescia c’è la gestione dei fanghi tra il 2018 e il 2019.
Secondo la ricostruzione accusatoria, circa 150mila tonnellate di materiale contenente metalli pesanti e idrocarburi sarebbero state trattate e presentate come fertilizzanti per poi essere distribuite su circa 3mila ettari di terreni, in 78 Comuni del Nord Italia tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.
Nel processo di primo grado, la gup Angela Corvi aveva ritenuto Giustacchini responsabile del traffico illecito di rifiuti, contestando un profitto per l’azienda quantificato in circa 12 milioni di euro. In appello il sostituto procuratore generale Umberto Vallerin ha sostenuto la solidità dell’impianto accusatorio, arrivando a dichiarare che, se le regole procedurali glielo avessero consentito, avrebbe chiesto una pena più elevata.
Il procedimento d’appello si è concentrato anche sulla qualificazione giuridica dei materiali utilizzati nel trattamento dei fanghi e, in particolare, sulla natura dei gessi: rifiuti secondo l’accusa, mentre la difesa contesta questa classificazione.
L’avvocato Luca Patti, che assiste Giustacchini, ha ribadito la posizione della difesa, secondo cui la documentazione dimostrerebbe che non vi sarebbe stato alcun traffico di rifiuti.
Secondo il legale, la questione riguarderebbe invece la quantificazione delle sostanze impiegate nell’idrolisi dei fanghi e l’interpretazione delle norme che ne regolano l’utilizzo.
La difesa ha inoltre contestato la quantificazione del presunto profitto illecito, richiamando le deposizioni degli investigatori nell’altro procedimento ancora in corso e alcune decisioni del Tar del 29 settembre scorso, che, secondo quanto sostenuto dal legale, avrebbero escluso responsabilità causali di Giustacchini e della Wte in relazione ai presunti episodi di inquinamento a Lonato.
La sentenza d’appello conferma anche le conseguenze per la società, chiamata a rispondere ai sensi della legge 231.
Restano quindi la multa di 77.400 euro, l’obbligo di abbattimento degli impianti e i sequestri milionari finalizzati alla confisca. Confermate inoltre le provvisionali da 5mila euro ciascuna a favore dei Comuni di Lonato, Visano e Calvisano, delle Province di Brescia e Cremona e del Comitato Cittadini di Calcinato Acqua Pubblica.
La Wte, ormai ferma da anni, si trova in amministrazione giudiziale. Sui conti della società risultano congelati circa 10 milioni di euro, a fronte di debiti quantificati in circa 15 milioni.
La conferma della condanna è stata accolta con soddisfazione dalla sindaca di Calcinato, Vincenza Corsini, che ha parlato di una vicenda che «ha segnato profondamente Calcinato e la nostra comunità».
Per la prima cittadina, la sentenza rappresenta un motivo di sollievo e ribadisce la necessità di mettere «prima di tutto» la tutela della salute e del territorio. La difesa, intanto, annuncia il ricorso in Cassazione.






