È il Lago di Garda il bacino che, tra i 14 laghi montani e subalpini del Nord Italia analizzati da una ricerca scientifica, presenta la maggiore concentrazione di microplastiche nei sedimenti della fascia di riva.
Lo studio, pubblicato nel 2024 sulla rivista Environmental Science and Pollution Research, ha preso in esame laghi caratterizzati da quote e livelli differenti di pressione antropica.
A riportare l’attenzione sui risultati della ricerca è il WWF Bergamo Brescia, che sottolinea la presenza delle particelle plastiche nei sedimenti gardesani e richiama la necessità di intervenire sul fenomeno.
Il dato relativo al Garda è di 61,53 particelle di microplastica per chilogrammo di sedimento secco, a fronte di una media di 14,42 considerando tutti i laghi analizzati. Se si prende invece come riferimento la superficie, nel bacino gardesano sono state rilevate 666,66 particelle per metro quadrato, contro una media complessiva di 176,07.
Secondo gli autori della ricerca, la differenza rispetto agli altri laghi risulta statisticamente significativa.
Al secondo posto si trova il lago d’Iseo, con 25,40 particelle per chilogrammo e 340 per metro quadrato. Nell’analisi sono stati considerati anche, tra gli altri, i laghi di Caldonazzo, Moro e Idro. Microplastiche sono state individuate in tutti i 14 bacini studiati.
La ricerca, coordinata da Marco Parolini, ha esaminato campioni prelevati nei sedimenti della zona di battigia. Dall’analisi emerge inoltre una relazione tra la quota dei laghi e la presenza delle particelle: nei bacini situati a maggiore altitudine le concentrazioni risultano generalmente più basse.
I valori più elevati nei laghi subalpini a bassa quota vengono messi in relazione anche con la maggiore presenza di popolazione e attività umane nelle aree circostanti.
Le particelle individuate sono prevalentemente fibre, una caratteristica riscontrata nei diversi bacini e particolarmente evidente nei laghi di montagna.
Tra i possibili contributi alla contaminazione del Garda, il WWF indica gli scarichi fognari, le acque reflue, le attività turistiche e ricreative, i rifiuti abbandonati sulle sponde e il trasporto atmosferico.
Il fenomeno, sottolinea l’associazione, non riguarda soltanto i grandi laghi maggiormente frequentati. Anche i bacini di alta quota, pur mostrando concentrazioni inferiori, hanno evidenziato la presenza di microplastiche, a conferma della diffusione del problema anche in ecosistemi meno esposti alla pressione umana.
Tra le possibili azioni indicate dal WWF ci sono la riduzione dell’impiego di plastica monouso e tessuti sintetici, il potenziamento dei sistemi di depurazione, la pulizia delle sponde e politiche più efficaci per limitare la dispersione della plastica nell’ambiente.
Il dato emerso dal Garda va però letto nei limiti della ricerca: lo studio non misura la concentrazione di microplastiche nell’intero volume d’acqua del lago, ma analizza quelle presenti nei sedimenti delle zone di riva.
Si tratta quindi di un indicatore circoscritto, che secondo gli autori consente comunque di confrontare la presenza della contaminazione nei diversi ecosistemi lacustri analizzati.







