Una tremenda alluvione ha devastato il Nepal ieri, mercoledì 26 agosto, colpendo i distretti di Rasuwa, Nuvakot, Dhading, Gorkha e Chitwan. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal Ministero degli Affari Interni nepalese, 165 i morti e centinaia i dispersi.
Tra i turisti rimasti coinvolti, anche i due bresciani Giovanni Fassini e Marco Lombardi. Partiti da Pokhara in direzione di Kathmandu, l’autobus su cui viaggiavano è stato bloccato per una piena in arrivo. Dopo pochi minuti, una violenta ondata ha reso impossibile continuare il percorso, lasciandoli isolati. Soltanto una decina di ore dopo, la strada verso Pokhara è tornata agibile, permettendogli di tornare al punto di partenza. Tenteranno di raggiungere Kathmandu con un volo interno per rientrare a casa evitando le vie di terra.
«Seguiamo il percorso», ha assicurato il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, «perché possano rientrare in Italia nel modo migliore possibile». L’Unità di Crisi della Farnesina è al lavoro e il Ministro ha disposto l’invio di personale a Kathmandu dall’Ambasciata a New Delhi per rafforzare l’assistenza ai connazionali. Oggi pomeriggio è arrivato un ulteriore aggiornamento, sarebbero tre i cittadini italiani ancora dispersi.
Per la causa dell’esondazione si era parlato di un violento terremoto. Tuttavia, né l’Osservatorio Sismico Nazionale nepalese (National Earthquake Monitoring and Research Center) né il Servizio Geologico statunitense (USGS) hanno registrato movimenti nelle zone colpite in concomitanza dell’alluvione.
In realtà, secondo quanto chiarito dal rapporto del Ministero degli Affari Interni del Nepal, un’imponente frana di roccia e ghiaccio si sarebbe verificata attorno alle 8:40 di mercoledì 26 agosto lungo il confine tra Nepal e Cina, causando così la piena del fiume Bhote Koshi sul versante tibetano, arrivata poi, attraverso il fiume Trishuli, fino ai distretti nepalesi.






