Si è concluso con 15 condanne il giudizio abbreviato relativo all’operazione “Icaro”, l’inchiesta coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Brescia e condotta dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo, della SISCO e della Squadra Mobile di Brescia.
Le pene inflitte ammontano complessivamente a 100 anni di reclusione per il reato di associazione transnazionale finalizzata al traffico di cocaina.
Tra le condanne più rilevanti figurano quelle di due fratelli, originari di Elbasan, ritenuti ai vertici della cellula bresciana dell’organizzazione criminale, condannati rispettivamente a circa 14 e 15 anni di carcere.
È stato inoltre condannato a 8 anni di reclusione il giovane albanese coinvolto nell’incidente stradale del 23 giugno a Peschiera Borromeo, nel quale perse la vita l’agente della Polizia Locale di Milano Francesco Imprezzabile.
L’indagine ha preso avvio da alcuni arresti effettuati nel Bresciano, che hanno poi dato modo di ricostruire un articolato corridoio internazionale del traffico di cocaina. Gli investigatori hanno individuato un’organizzazione composta prevalentemente da cittadini albanesi, radicata tra la provincia di Brescia e l’asse adriatico-balcanico, con collegamenti diretti ai principali canali di approvvigionamento della droga proveniente dal Sud America.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i carichi partivano principalmente da Colombia ed Ecuador, raggiungevano i porti di Anversa e Rotterdam e venivano successivamente introdotti in Italia via terra, per essere distribuiti attraverso una rete di referenti attivi anche nel Bresciano.
L’inchiesta ha inoltre documentato l’utilizzo di criptofonini, dispositivi progettati per rendere difficilmente intercettabili le comunicazioni tra gli affiliati, e ha visto una stretta collaborazione tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia e le autorità albanesi della SPAK, attraverso una squadra investigativa comune che ha consentito l’arresto di diversi indagati anche all’estero.
I due presunti capi dell’organizzazione sono stati catturati rispettivamente in Albania e Spagna, prima di essere estradati in Italia. Come previsto dalla legge, gli imputati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva irrevocabile.






