Lago di Garda - Ven 06 Novembre 2026

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Carlotta Pino

Tassa di soggiorno, Federalberghi Garda Veneto si schiera con i sindaci: «Gli introiti restino sul territorio»

Il presidente Ivan De Beni contesta l'ipotesi di trasferire allo Stato il 30% degli aumenti dell'imposta: «Il rischio è che i Comuni ritocchino le tariffe, facendo ricadere i costi sulle famiglie»

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Federalberghi Garda Veneto si schiera al fianco dei sindaci della sponda veronese contrari all’ipotesi di trasferire allo Stato una parte degli introiti derivanti dall’imposta di soggiorno.

Al centro della contestazione c’è una misura inserita nella manovra finanziaria attualmente in discussione. E cioè l’ipotesi di trasferire alle casse statali del 30% degli aumenti dell’imposta deliberati dai Comuni.

Una prospettiva che preoccupa le amministrazioni locali. Per loro, il gettito rappresenta una fonte importante di finanziamento degli interventi legati all’accoglienza, alla manutenzione e alla qualità dei servizi. Ma le conseguenze, secondo gli operatori alberghieri, potrebbero estendersi anche al comparto turistico e ai visitatori.

«Condividiamo pienamente la posizione espressa dai sindaci del Garda veneto. E anche la loro preoccupazione di fronte alla possibilità che una parte delle risorse generate dal turismo venga sottratta al territorio per essere trasferita a Roma», afferma Ivan De Beni, presidente di Federalberghi Garda Veneto.

«L’imposta di soggiorno viene pagata dai nostri ospiti e deve continuare a rappresentare uno strumento a disposizione delle amministrazioni locali per migliorare la qualità dell’accoglienza e dei servizi. Non possiamo accettare che risorse prodotte sul territorio vengano utilizzate per altre finalità, senza alcuna garanzia che tornino a beneficio delle destinazioni turistiche».

A preoccupare l’associazione è soprattutto il possibile effetto sui bilanci comunali. Se una quota degli incrementi finisse allo Stato, le amministrazioni potrebbero decidere di aumentare ulteriormente le tariffe per compensare le entrate mancanti. Uno scenario che, secondo De Beni, rischierebbe di innescare una reazione a catena sull’intera destinazione gardesana.

«Oggi possiamo affermare che sul Garda veneto l’imposta di soggiorno ha raggiunto un equilibrio sostenibile per i nostri ospiti», sottolinea il presidente. Un aspetto importante, considerando la composizione dei flussi turistici. La destinazione è frequentata in larga parte da famiglie, spesso numerose, per cui anche un incremento limitato può tradursi in una spesa significativa.

L’imposta, infatti, viene applicata a ogni singolo componente secondo le disposizioni dei rispettivi Comuni. Il costo complessivo cresce con il numero delle persone e dei giorni di permanenza.

«Il rischio concreto è che, per recuperare le risorse sottratte, alcuni Comuni decidano di aumentare l’imposta, innescando un effetto domino che potrebbe estendersi progressivamente all’intera destinazione. Sarebbe un risultato estremamente negativo, che finirebbe per gravare sui turisti e, indirettamente, sulla competitività delle nostre strutture ricettive», avverte De Beni.

La questione riguarda anche la destinazione effettiva del denaro raccolto. La normativa stabilisce infatti che l’imposta di soggiorno venga utilizzata per finanziare interventi in ambito turistico. Compresi anche quelli a sostegno delle strutture ricettive, della manutenzione, della fruizione e del recupero dei beni culturali e ambientali, oltre che dei servizi pubblici locali.

Un legame tra entrate e territorio che, secondo Federalberghi, rischierebbe di diventare meno trasparente con il trasferimento di una parte delle risorse a livello centrale.

«Il principio alla base dell’imposta di soggiorno è chiaro: chi visita una destinazione contribuisce al mantenimento e al miglioramento dei servizi di cui beneficia». Ricorda il presidente.

Che in seguito, pone l’attenzione anche su una questione di garanzie: «Se una parte di queste entrate viene trasferita allo Stato, quali garanzie abbiamo che venga effettivamente reinvestita nel settore turistico? E soprattutto, che possa tornare a sostenere i territori che quelle risorse hanno generato? È una domanda alla quale riteniamo necessario dare una risposta precisa».

Per l’associazione, il tema assume un peso particolare in un’area come il Garda, che registra ogni anno milioni di presenze turistiche e deve sostenere costi rilevanti per servizi, manutenzione, sicurezza, mobilità e gestione del territorio.

«Sono esigenze concrete, che non possono essere affrontate sottraendo risorse ai Comuni. E tantomeno scaricando ulteriori costi sulle famiglie che scelgono la nostra destinazione per le loro vacanze», conclude il presidente di Federalberghi Garda Veneto.

Da qui il sostegno alla posizione dei sindaci e la richiesta di mantenere il principio secondo cui il gettito dell’imposta di soggiorno deve rimanere a disposizione dei territori che accolgono i visitatori.

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