Monete di epoca costantiniana, pesi in piombo utilizzati per le reti da pesca e nuovi ambienti monumentali, con tracce di pavimentazioni a mosaico e decorazioni pittoriche.
La Villa Romana di Desenzano del Garda restituisce nuovi elementi della sua storia grazie alla campagna di scavo avviata nel 2026, che riporta gli archeologi in un’area del complesso non indagata da decenni.
I risultati sono al centro di un reportage di Archaeoreporter, realizzato all’interno del cantiere diretto scientificamente da Barbara Bianchi della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia.
Le prime scoperte aiutano a ricostruire il volto della villa nelle sue diverse epoche. Tra i reperti recuperati figurano monete riconducibili al IV secolo, caratterizzate dalla presenza della testa dell’imperatore sul diritto e di divinità sul rovescio. Su alcuni esemplari compare anche una porta urbana, un dettaglio che dovrà essere studiato per stabilire se il riferimento sia a Roma o a Costantinopoli.
Sono stati ritrovati inoltre piccoli pesi in piombo per le reti da pesca, testimonianza coerente con la posizione dell’insediamento, che in età romana si trovava molto più vicino alla riva del Garda rispetto a oggi.
La campagna in corso punta anche a ricostruirne la complessa evoluzione architettonica. Il sito, già celebre per i suoi mosaici, è il risultato di numerose trasformazioni: strutture realizzate in epoche differenti si sovrappongono e non tutti gli ambienti visibili oggi erano contemporaneamente in uso.
Distinguere le varie fasi sarà fondamentale per comprendere come siano cambiati nel tempo gli spazi residenziali.
Tra le novità più significative ci sono i resti di un mosaico che apparteneva a un corridoio anulare tra due ambienti absidati, ovvero dotati di strutture a pianta semicircolare. La porzione conservata è limitata, ma consente di immaginare la ricchezza delle sale che caratterizzavano questa parte della residenza.
In alcuni punti sono emerse anche tracce della preparazione di pavimenti realizzati con lastre di marmo. Questi sono riconoscibili dal cocciopesto e dalle impronte lasciate dagli elementi decorativi ormai scomparsi.
L’area interessata dalle ricerche comprende ambienti di particolare prestigio, riconducibili al settore A della villa, destinato alla rappresentanza nella fase tardoantica, l’ultima della vita del complesso.
Gli spazi comprendevano un’anticamera, un atrio con due absidi e una sala tricliniare, cioè destinata ai banchetti, caratterizzata da tre absidi. I pavimenti erano impreziositi da mosaici policromi con soggetti diffusi nell’arte dell’epoca. Amorini impegnati in diverse attività, scene di pesca, animali associati all’immaginario della caccia e della natura paradisiaca, cantari e motivi floreali.
La conservazione di questo repertorio decorativo rende la villa desenzanese un contesto di particolare interesse per lo studio dell’età tardoantica nell’Italia settentrionale.
Nei settori già musealizzati e aperti al pubblico sono ancora visibili pavimenti musivi e pitture parietali in buono stato, una combinazione non comune per gli edifici residenziali di quel periodo. Anche le nuove strutture stanno restituendo elementi utili a ricostruire l’aspetto originario degli ambienti. Anche se in questa zona le tracce risultano più frammentarie a causa delle spoliazioni avvenute nel corso dei secoli.
Grandi buche, databili tra il Medioevo e il Rinascimento, testimoniano infatti l’asportazione di parti delle strutture e dei materiali architettonici. In alcuni casi, però, elementi appartenenti a fasi precedenti sono stati riutilizzati dagli stessi costruttori antichi per realizzare nuove opere.
Durante lo scavo sono stati individuati frammenti di colonne impiegati come materiale di riempimento nelle fondazioni di strutture più tarde, tra cui un’abside. Un fenomeno che permette di osservare direttamente le trasformazioni del complesso e le pratiche costruttive adottate nelle diverse epoche.
Accanto ai pavimenti, le indagini hanno documentato anche porzioni di decorazione pittorica sulle pareti di un ambiente riservato, affacciato su un viridario, uno spazio verde interno alla villa.
Sono ancora riconoscibili uno zoccolo nero, una fascia gialla e una composizione articolata in pannelli di diverse dimensioni, separati da elementi colorati. La vivacità della tavolozza richiama il gusto tardoantico e trova un parallelo nei colori dei mosaici.
Le nuove ricerche contribuiscono inoltre a definire meglio la planimetria complessiva della residenza. Tracce di strutture riconducibili alla villa erano già emerse in passato anche al di fuori dell’area archeologica, ma gli scavi attuali aggiungono nuovi ambienti alla ricostruzione del sito.
Resta da stabilire come fossero organizzati nei diversi momenti storici e quale funzione svolgessero.
A rendere più approfondita l’indagine sono anche gli strumenti tecnologici oggi a disposizione degli archeologi. Prima dell’apertura del cantiere è stato utilizzato il georadar per esaminare i depositi sepolti e individuare possibili strutture.
Lo scavo procede con metodo stratigrafico, affiancato da riprese aeree con i droni che permetteranno di registrare con precisione le quote. Da qui si potranno realizzare planimetrie distinte per le varie fasi della villa.






